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martedì 7 settembre 2010 ..:: Iuta » 2009 » Ultramaratone su strada ::.. Registrazione  Login
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 "Ultramaratone su strada. Dagli esordi ad oggi. Lo stato dell’arte". 

 

Per capire come nacque l’ultramaratona, vorrei collegarmi alla nascita dell’atletica leggera moderna italiana, che nella seconda metà dell’ “Ottocento” traeva origine dall’attività ginnica e dal professionismo. Tra le varie componenti che prepararono la strada all’avvento dell’atletica leggera moderna, nel nostro Paese ebbe parte quasi irrilevante quella studentesca che invece nell’ambiente anglo-sassone fu di fondamentale importanza.  Di fatto la differenza tra mondo latino ed anglo-sassone è, sotto questo aspetto, ancora oggi notevole. 

 

Ad esempio, dal  15 al  19 marzo 1869 a Venezia si disputò il  Primo Convegno Ginnastico  Italiano, che può essere considerato il primo campionato italiano di ginnastica.  Ebbene tra le gare disputate, i ginnasti si cimentarono anche nei salti in alto ed in lungo, con e senza rincorsa, nell’asta (con un attrezzo di faggio lungo 3 metri), nel lancio da fermi di una palla di ferro del peso di  15 kg e nei  200 metri.

Le palestre erano allora all’aperto, in ampi spazi attrezzati con sbarra fissa, cavallina, parallele, anelli, cavallo, fune, pertica, manubri, ecc.  I ginnasti erano non solo dei dilettanti, ma pagavano quote non troppo popolari per poter usufruire delle palestre.  I programmi delle competizioni ginniche rimasero ricchi di gare di atletica fino alla prima guerra mondiale e molti dei migliori atleti furono, all’inizio del secolo XX, in realtà dei ginnasti.  Poi negli anni Venti la ginnastica andò gradatamente assumendo la fisionomia a tutti nota.

 

La seconda origine in Italia fu quella podistica, nata sul piano della sfida o dell’esibizione professionistica.  L’iniziatore di questo tipo di attività, ripeto in Italia, fu Achille Bargossi, un piccolo e nerboruto forlivese che il  21 agosto del 1873, a 26 anni di età, vinse una scommessa ammontante a 120 Lire riuscendo nell’impresa di coprire una distanza di 15 km circa in meno di un’ora.  Negli anni a seguire fece assai meglio, vincendo somme rilevanti, imitato poi da tanti altri suoi emuli.  Ci troviamo qui di fronte ad una realtà piuttosto diffusa all’epoca, quella dell’uomo-fenomeno.  La maggior parte di questi giramondo che si esibivano sulle piazze, come Bargossi e soci, finì per confluire nel circo, mentre il podismo fu incanalato sui binari di un dilettantismo sportivo che si inserì di prepotenza nel panorama agonistico aprendosi anche alle gare su pista.

 

Dal  1897 al  1910 furono diverse in  Italia le Federazioni podistiche nazionali che si succedettero nel governo di una attività che era appunto per lo più pedestre.  Il cambio di nome della Federazione  Podistica in Federazione Italiana Sports Atletici, avvenuto nel 1910, indica come ormai si stessero raccogliendo attorno a quel polo anche un po’ tutti quei tipi di gare che fino ad allora erano stati gestiti dalla Federginnastica, ma che in realtà non erano propriamente ginniche.

Stava nascendo così l’atletica leggera italiana, anche se il nome del massimo organismo nazionale che la governa fu definitivamente fissato in FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) solamente nel  1926.  Naturalmente il confluire del podismo e di un ramo della ginnastica in un unico sport, appunto l’atletica leggera, richiese anche la costruzione di impianti adeguati.  Fino allora si era gareggiato in ampie palestre, su circuiti stradali o sfruttando impianti di altri sport (ippodromi, velodromi, ecc).  Nacquero così i campi specificamente costruiti per club di atletica leggera e gli stadi.  I primi veri e propri stadi progettati tenendo presenti le necessità dell’atletica furono quelli di Verona (1910), Torino (1911) e Roma (1911), oggi tutti demoliti.

 

Perché abbiamo preso spunto dalla nascita dell’Atletica Leggera Italiana per collegarci all’origine dell’Ultramaratona ed in particolare di quella su strada?  Perché il fondatore riconosciuto dell’Ultramaratona italiana è proprio lo stesso Achille Bargossi, che tra le sue imprese annoverò infatti anche alcune spettacolari sfide sulle lunghe distanze, la più famosa delle quali è senza dubbio una 24 ore corsa all’Ippodromo di Villa Massani di Roma, dove riportò quella che noi riconosciamo la prima miglior prestazione italiana sulla 24 ore. Era il 1879, esattamente il 9 e 10 giugno. In quell’occasione si trattò di una sfida tra il Bargossi e una cavalla, montata da un rinomato fantino di nome Napoleoni.  Ma mi piace riportare quanto scritto dallo stesso Bargossi nella sua autobiografia “L’uomo locomotiva”:

“La gara ebbe luogo fuori Porta del Popolo ed i patti erano i seguenti: 1) Si dovrà percorrere tanto spazio per 24 ore; 2) Il Napoleoni a cavallo ed il Bargossi a piedi; 3) Il cavallo potrà darsi al galoppo, al trotto, al passo e fermarsi; 4) Altrettanto potrà fare il Bargossi; 5) Il fantino dovrà essere sempre il medesimo; 6) Chi in ore 24 farà più giri nella Villa Massani, sarà vincitore.

La gara durò 23 ore e 35 minuti per parte della cavalla, il proprietario della quale non aveva più diritto al premio promesso di £. 1000 essendosi il cavallo fermato 25 minuti prima che spirassero le 24 ore. Tentai alla mia volta di riguadagnare i sette giri dei quali ero in perdita e ci sarei pervenuto se la folla avendo invaso il terreno non mi avesse posto nella materiale impossibilità di avanzarmi. Aggiungete che ebbi la disavventura di correre su d’un terreno ineguale e ghiajoso, per cui i piedi mi si erano in più parte feriti. Aggiungete ancora che m’era giunta la voce che buona parte degli incassi era stata sottratta per abuso di fiducia delle persone a ciò incaricate, e pensate come fossi disanimato, vedendo altresì che tutti gli incoraggiamenti erano per la bestia. Fu quella però una prova che mi meritò le lodi di tutti i giornali, e se ancor molto non mi restasse a dire vorrei qui riportare le relazioni estesissime dei fogli della capitale.”

 

Sembrerebbe quasi leggenda, ma questo risultato appare in cima alla lista cronologica delle migliori prestazioni italiane sulla 24ore. Ne parla anche la stampa specializzata, prima fra tutti la Rivista “Atletica Leggera”, quando questa distanza fu migliorata nel 1970 dal ventenne Andrea Rossi dell’Atletica Riccardi al Campo Scuola di Brescia.

130 anni circa fa il Bargossi era spinto a tali prestazioni dalla necessità di guadagnare qualcosa per vivere, girando l’Italia in cerca di esibizioni e scommesse, talvolta sfidando appunto dei cavalli. L’eco delle sua gesta deve aver lasciato un profondo ricordo ai suoi concittadini, perché il Comune di Forlì gli dedicò una via nel 1962. Ancora oggi c’è questa via con il suo nome. Per il Bargossi non fu l’unica esperienza nell’Ultramaratona, nel suo libro cita una esibizione da Milano a Torino (circa 150 km in 14 ore), a Napoli percorse in 28 ore quasi 183 km, in Francia vinse una sfida con il transalpino Dibbelz sulle 5 ore nel 1880.

Bargossi fu imitato da altri anche in questa disciplina: lo storico Marco Martini cita nella suo libro “Storia dell’atletica italiana maschile, da Bargossi a Mennea” la sfida di corsa da Verona a Mantova vinta dall’avvocato Ettore Cavallini (6h55:00) su Gustavo Stark (7h09:00).  In breve tempo nacquero delle vere e proprie gare di Ultra.

 

Il 12 marzo del 1887 la storica società sportiva “Pro Patria” organizzò la prima edizione della 100 km, aperta a podisti e marciatori (diventò poi più famosa per la marcia). Un mese dopo (il 9 aprile 1887), l’altra storica società milanese, la Società Ginnastica Forza e Coraggio la imitò organizzando un’altra 100 km.

Dal 1887 al 1891 Luigi Bertarelli si rese protagonista a più riprese di tentativi di record di 100 km, di 12 ore e di 24 ore tutte sulla marcia. Un altro famoso podista Carlo Airoldi si rese protagonista sul finire del secolo in diverse gare di ultramaratona (50 km, Torino-Barcellona a tappe, Milano-Torino).

Nel 1898 alla 100 km organizzata dalla società Ginnastica Milanese Forza e Coraggio, partecipano ben 17 concorrenti (questa volta tutti di corsa).

Nel 1902 la Unione Pedestre Italiana (la federazione) omologa un tentativo di primato di Antonio Tarquini (S.G. Forza e Coraggio Roma): 43h 50:49, 4/5 dei 600 km effettuati a Roma in pista (scaglionati però in 30 giorni).

Nel marzo del 1906 sui 100 km, Dante Scotti (un forte marciatore/podista) migliora con 9h 07.00 il record di Arrigo Gamba (5-6 giugno 1897 Milano 9h 13.00) e anche il mondiale del francese Edouard Cibot.

Le vicende delle due guerre rallentano anche il succedersi di questi fenomeni.

Nel 1948, nella 100 km  “Monza-Milano” le cronache parlano della  partecipazione di Artidoro Berti, nato a Pistoia il 29.07.1920 e noto per aver ideato la Pistoia-Abetone.

Nel 1963 finalmente viene posata la prima pietra dell’Ultramaratona moderna: nasce la Torino Saint Vincent di 100 km. Nel 1971 parte la Bologna-Firenze e poi nel 1973 ecco arrivare la Firenze-Faenza, ovvero la 100 km del Passatore,  nel 1974 la Marcia dei Castelli Carraresi di 50 km da Este a Montagnana poi trasformata nel 1975 in 100 km di Montagnana. Ma negli anni seguenti è tutto un fiorire di storiche Ultramaratone: come la Pistoia-Abetone, la 50 km di Romagna, la 100 km dei Gladiatori, la 100 km della Brianza e la Lupatotissima su pista, tanto per citare quelle che hanno totalizzato almeno 10 edizioni.

 

Nell’Ultramaratona le specialità su strada sono legate al fascino e carisma di alcune gare, che - per le loro caratteristiche paesaggistiche e grazie alla gente del territorio che le ospita - fanno la differenza con le specialità della pista, “costretta” a rimanere chiusa in uno stadio. Così sono maturate manifestazioni, che sono rimaste nel cuore della popolazione che le ospita, ma anche di numerosi partecipanti. Oltre alle nostre già citate, è importante ricordare le manifestazioni estere più anziane e più famose, come la “Comrades Marathon” di 56 miglia che si svolge nel Sudafrica dal 1921 (con la sola interruzione dei 5 anni della seconda guerra mondiale); la 100 km svizzera Biel-Bienne nata nel novembre del 1958 e tuttora tra le più partecipate in Europa; la 100 km francese di Millau nata nel 1972, la 100 km olandese di Winschoten.

 

In analogia alla crescita generale del movimento verificatosi in Italia negli anni 70 e 80 - in termini di gare e di partecipanti – ci furono anche buone prestazioni in Italia, che videro protagonisti atleti come Boris Bakmaz, i fratelli Gennari, Attilio Liberini, Vito Melito, Claudio Sterpin e poi ancora Cilia, Coletti, Di Gennaro, Viroli. Tra le donne, l’ultramaratona femminile faticò a partire in Italia più ancora rispetto a quanto avveniva all’estero. Tra le atlete che più si sono messe in luce in quegli anni citiamo Anna Zacchi, Renata Ortolani, Simonetta Cartoni, Giuseppina Randi, Amabile Salarino, ma l’unica nostra donna che si sia inserita nelle liste internazionali è stata la trentina Maria Teresa Nardin, in particolare nella 24 ore dove è rimasta l’unica italiana a superare il muro dei 200 km (211,090) fino al 2004.

 

Dopo una breve stasi e involuzione all’inizio degli anni 90, i risultati sono tornati grazie ad un rinnovato clima di fiducia ed entusiasmo, sorto grazie soprattutto al coordinamento della neonata Associazione IUTA, guidata da Franco Ranciaffi. Così gli atleti emergenti del periodo, tra cui citiamo soprattutto Stefano Sartori, Paolo Panzeri, Antonio Mazzeo, Lucio Bazzana nonché Rosanna Pellizzari, hanno cominciato a ben figurare anche all’estero e a stimolare tutto l’ambiente, atleti, dirigenti e tecnici.

 

Nel breve giro di alcuni anni sono arrivate le prime medaglie (agosto 2001) e dal 2002 addirittura i successi individuali e delle nostre squadre nazionali ai Campionati del Mondo e d’Europa, conquistati dai vari Mario Fattore, Mario Ardemagni, Monica Casiraghi, Paola Sanna, Monica Carlin e Antonio Mammoli.

Il primato Italiano della 100 km su strada, considerata la specialità principale dell’Ultramaratona è stato migliorato per le donne dalle 9.26.33 del 1987 (Simonetta Cartoni) alle 7.28.00 di Monica Casiraghi nel 2003. Quello maschile è stato portato dalle 6.37.10 del 1988 (Normanno Di Gennaro) alle 6.18.24 di Mario Ardemagni nel 2004.

Anche nella 24 ore la crescita è stata notevole, con la miglior prestazione italiana femminile portata da 200,754 km (Maria Teresa Nardin nel 1991) a 226,130 km conseguiti da Monica Casiraghi proprio pochi giorni fa. Gli uomini non sono stati da meno e la cosiddetta MPI su strada è stata portata a 249,876 km dal toscano Sergio Orsi nel 2005.

 

Da rilevare che oltre alle 20 medaglie individuali conquistate dal 2001 al 2007 (di cui 8 d’oro), sono arrivate addirittura 21 medaglie di squadra, a dimostrazione della ottima qualità complessiva del movimento italiano, che ora è chiamato alla prova più importante: quella del riconoscimento ufficiale della Federazione, riconoscimento che ha fatto passi da gigante in questo mandato olimpico, con l’istituzione di ben 3 prove di Ultramaratona, tutte su strada, nell’elenco dei Campionati Italiani federali. Così oltre alla 100 km già in programma da diversi anni, si sono aggiunte la 50 km e la 24 ore. Sono state riconosciute le maglie azzurre, il settore dell’Ultramaratona è in gestione politica ad un Consigliere Federale ed il coordinamento tecnico delle squadre nazionali è stato affidato al sottoscritto, esponente IUTA, inserito allo scopo nel settore tecnico della Federazione.

 
 

 

 

 

 

 
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